LA RASSEGNA
Scopo del progetto è dare spazio a compagnie emergenti di artisti che indagano nuovi linguaggi e che sono mossi dalla voglia di fare teatro di qualità nonostante i pochi mezzi a disposizione e le poche occasioni di uscire allo scoperto e di presentare i propri lavori. Nello stesso tempo intende ospitare teatranti più esperti che sono presenti da anni sulla scena nazionale e che vantano riconoscimenti nel settore del teatro di ricerca e che da sempre ci regalano nuove drammaturgie. Il Centro Culturale Talia con il suo Teatro Le Maschere, lo storico spazio in Trastevere a Roma, celebre per la formazione del pubblico dei “più piccoli” e che da sempre persegue l’obbiettivo di un teatro di qualità come massima espressione del Teatro Ragazzi, è il luogo ideale come sede di questo progetto ed è il primo atto di una collaborazione più articolata che la Compagnia Orsini intende presentare nella prossima triennalità.
La Compagnia Orsini da sempre alla ricerca di nuovi talenti intende avvalersi di questa occasione per presentare o ripresentare il lavoro di artisti che gravitano nelle sue produzioni primarie, così come consolidare il rapporto con personalità con le quali vanta dieci anni di collaborazioni e scoprire nuovi talenti e future sinergie. Presentiamo otto appuntamenti cioè otto spettacoli ospitati al Teatro le Maschere, da giugno a ottobre, per un totale di 24 serate.
Teatro Le Maschere Via Aurelio Saliceti 1/3 (zona Trastevere) 00153 – Roma
Info: Tel. 0658330817 info@teatrolemaschere.it Dal lunedì al venerdì 9.30-13.30 / 14.30-18.00
PREZZI BIGLIETTI
Intero 10 € Ridotto 8 € GRUPPI E CRAL – ASSOCIAZIONE UNDER 35 – OVER 65
CONTEMPORANEA CARD Card per 4 ingressi 30 €. Contemporanea Card permette di godere di tutti gli spettacoli della rassegna in completa autonomia. Un carnet di 4 ingressi da utilizzare singolarmente o in compagnia anche in unica serata.
gli spettacoli
SEE PRIMARK & DIE!
di Claire Dowie, traduzione Elena Maria Aglieri, adattamento Carlo Emilio Lerici, con Martina Gatto, regia di Dafne Rubini
25, 26, 27 giugno ore 21
25, 26, 27 giugno ore 21
CARA UTOPIA
di Maria Teresa Berardelli, regia di Marianna Di Mauro, con Claudia Crisafio
17, 18, 19 settembre ore 21
17, 18, 19 settembre ore 21
MALEDETTO NEI SECOLI DEI SECOLI L'AMORE
dal racconto di Carlo D’Amicis, con Valentina Sperlì, regia di Renata Palminiello
24, 25, 26 settembre ore 21
24, 25, 26 settembre ore 21
AUTOPILOT
di Ben Norris, con Ilaria Martinelli e Elena Orsini, traduzione e regia Elena Orsini
1, 2, 3 ottobre ore 21
1, 2, 3 ottobre ore 21
SOLE & BALENO
Un progetto di Pietro Babina e Alberto Fiori, In scena con Serena Abrami
8, 9, 10 ottobre ore 21
8, 9, 10 ottobre ore 21
Di e con Leonardo capuano
ELETTROCARDIODRAMMA
4, 5, 6 giugno ore 21
Il personaggio in scena è solo, seduto al tavolo in un posto indefinito. Potrebbe essere associato ad una sorta di spazio dove si può trascorrere del tempo a pensare. Ha come peculiarità naturale ed inconsapevole quella di muoversi in situazioni del tutto fantastiche e immaginarie. Queste situazioni immaginate le rappresenta come se fossero reali e concrete. La sua effettiva solitudine lo induce a rappresentare non soltanto se stesso, ma tutti i personaggi che agiscono abitano e parlano in quella precisa situazione, dando ad ognuno un particolare fisico, una voce e delle attitudini molto precise identiche a quelle stesse facce e a quelle stesse voci che appaiono e abitano nella sua fantasia. In poche parole questa è la sua condizione quotidiana, inconsapevole, ma del tutto normale. Il balbuziente non può fare che questo. Le presenze con le quali ha a che fare vivono nella sua testa e parlano nella sua testa ; sono quelle con cui vive il suo tempo, i suoi giorni. Sono i suoi quattro fratelli, sua madre, e la sua donna. A buona parte di queste situazioni immaginarie corrisponde una musica. Il suo tragico destino, che è quello di avere una gamba che gli si muove in modo incontrollato e incontrollabile a tempo di musica, lo costringerà a dover attraversare delle problematiche durante le sue rappresentazioni.
di Roberto Abbiati e Leonardo Capuano
PASTICCERI - IO E MIO FRATELLO ROBERTO
18, 19, 20 giugno ore 21
Due fratelli gemelli.
Uno ha i baffi l’altro no, uno balbetta l’altro no, parla bello sciolto. Uno crede che la crema pasticcera sia delicata, meravigliosa e bionda come una donna, l’altro conosce la poesia, i poeti, i loro versi e li dice come chi non ha altro modo per parlare.
Uno è convinto che le bignoline siano esseri viventi fragili e indifesi, l’altro crede che le bignoline vadano vendute, sennò non si può tirare avanti.
Il laboratorio di pasticceria è la loro casa. Un mondo che si è fermato alle quattro di mattina, il loro mondo: cioccolata fusa, pasta sfoglia leggera come piuma, pan di Spagna, meringhe come neve, frittura araba, torta russa, biscotto alle mandorle e bavarese: tutto si muove, vola, danza e la notte si infila dappertutto.
Due fratelli gemelli che, come Cyrano e Cristiano, aspettano la loro Rossana, e dove la vuoi aspettare se non in pasticceria? Due fratelli pasticceri, se li vedi abbracciati, sembrano un albicocca. Profumano di dolci e ascoltano la radio: musica, molta musica. Dopo vent’anni e più di 400 repliche torna a Roma lo spettacolo cult di Capuano così che il pubblico potrà godere ancora di questa divertente commedia e dei meravigliosi dolci preparati in tempo reale…
di Walter Prete, con Giorgio Sales, regia di Lorenzo Parrotto
SETE
21, 22 giugno ore 21, 23 GIUGNO ORE 17
“Con Sete vogliamo raccontare una storia. La storia di un luogo che, come tutte le cose, porta con sé una memoria. L’avvento improvviso e fortuito di uno dei tanti eroi del nostro tempo (o antieroi, a seconda di come la si legge) cambierà il destino di questo luogo e, a effetto domino, i destini di tutte le persone a esso collegate. Insieme a Walter e a Giorgio ci siamo decisi a raccontare un piccolo grande spaccato del nostro tempo. È sempre difficile sapere davvero cosa si vuole. Per questo, spesso e volentieri, ci si affida, oggi più che mai. Ci si affida a quelle persone che sanno cosa vogliono, o almeno sembrano saperlo. E ci affascinano, ci attraggono, proprio perché ci comunicano sicurezza e decisione. Ed è tra queste maglie che i nostri cinque personaggi prendono forma. Ed ecco l’acqua: bene indispensabile, primario. Bene che deve, dovrebbe, essere alla portata di tutti. E così come Dio, che nella Genesi separa la luce dalle tenebre, così il nostro eroe separa un bene come questo dal resto del mondo, “stabilendo un valore”: in questo caso il valore è dato dalla bottiglia, da ciò che contiene e racchiude l’acqua. Ma il valore cambia anche a seconda di chi stabilisce il valore stesso, il nostro eroe. Noi, da parte nostra, non vogliamo trovare il colpevole. Vogliamo raccontare ciò che può cambiare radicalmente una vita. Alla fine, chissà, ci ritroveremo anche noi chiedendoci a vicenda un sorso d’acqua, cercando nello zaino o nella borsa la nostra bottiglietta. Che c’è di male. In fondo si sa: a teatro viene sete.” (Lorenzo Parrotto)
di Claire Dowie, traduzione Elena Maria Aglieri, adattamento Carlo Emilio Lerici, con Martina Gatto, regia di Dafne Rubini
SEE PRIMARK & DIE!
25, 26, 27 giugno ore 21
Negozi, vetrine, alimentari, supermercati, prodotti, prodotti superscontati, alimenti bio a chilometro zero. Le nostre città sono ormai invase da qualsiasi tipo di tentazione acquistabile. Cosa succederebbe se un giorno, svegliandoti, non riuscissi più a comprare nulla? È quello che accade alla protagonista del testo di Claire Dowie, prima di mettere piede nel suo negozio preferito. L’incapacità – quasi la fobia – di acquistare si impossessa di lei, trascinandola in una serie di situazioni sorprendenti e disorientanti. Irriverente e poetico, attuale e ironico, “See Primark and Die!” rispecchia la tradizione della stand-up comedy britannica, mettendo in primo piano la parola, il più delle volte sfacciata e imprevedibile. D’altronde, cos’altro avrebbe potuto fare in una società capitalistica e consumistica?
“See Primark And Die!” strizza l’occhio alla stand up comedy. Sorprende, disarma con un sorriso e poi colpisce. Sarcastico e diretto nel rappresentare le follie del nostro tempo (di cui siamo liberi schiavi come centrifugati in una lavatrice di impulsi) senza lasciarsi scappare l’occasione di evocare atmosfere liriche e sensazioni forti. È un testo perfettamente bilanciato che richiede nella messa in scena autenticità e spontaneità. Due cose che, per contraddizione, esigono molto allenamento. (Dafne Rubini)
di Maria Teresa Berardelli, regia di Marianna di Mauro, con Claudia Crisafio
CARA UTOPIA
17, 18, 19 SETTEMBRE ore 21
Pasqualina Losacco è la protagonista di questa storia. Ha settantacinque anni ed è di origini pugliesi. È cresciuta con la nonna alla quale era molto legata e che seguiva in ogni faccenda domestica, soprattutto nella cucina. La guardava cucinare, cercando di apprendere da lei il più possibile. Dopo aver lavorato per tanti anni come domestica in una casa di Roma, in seguito alla morte della proprietaria, viene cacciata di casa e si ritrova per strada. All’inizio lotta contro la fame, il freddo e le violenze subite, ma Pasqualina ha una fede, che non è quella religiosa. La sua fede è il suo sogno, l’unica grande passione della sua vita: diventare una cuoca. Pasqualina è sicura che un giorno, prima o poi, riuscirà a realizzarlo. Soltanto adesso Pasqualina ci guarda, immobile, mentre gli spettatori si accomodano nella penombra. Il mondo per lei non si è mai fermato, fino ad ora; lei che si porta dietro spazi aperti e un po’ di niente in tasca. Pasqualina ci ferma, come per strada, in piedi, per raccontarci la sua storia, in dialetto pugliese. Raccontare è sconfiggere la solitudine. La solitudine del vivere per strada, abbandonata tra la folla, ritrovandosi come un pezzo di puzzle che non combacia più con le aspettative di una società dal disegno perfetto. Candida e impetuosa, scandisce pezzi della sua storia insieme ai piatti preparati dalla nonna quando abitavano in Puglia. Una lunga ricetta fatta di ingredienti e cicatrici che non si dimenticano. Piatti succulenti si mescolano a violenze, cibi gustosi vengono impastati con la solitudine. Una storia scritta con una forchetta che gratta un piatto, e narrata con la normalità della rassegnazione. Con “Cara Utopia” Marianna Di Mauro indaga la condizione di una donna che sopravvive ai margini del nostro mondo perfetto. Una donna che parte dal Sud alla ricerca di una vita migliore che però non arriva, sognata e poi quasi dimenticata; una donna che ha accarezzato, in tutti questi anni, la sua personale utopia di realizzarsi in un sogno. Ma il fuoco rimane sempre acceso malgrado tutto, malgrado la vita per strada.
dal racconto di Carlo D’Amicis, con Valentina Sperlì, regia di Renata Palminiello
MALEDETTO NEI SECOLI DEI SECOLI L’AMORE
24, 25, 26 SETTEMBRE ore 21
Dal racconto di Carlo D’Amicis, scrittore di numerosi romanzi di successo, già finalista del Premio Strega, redattore e conduttore del programma Fahrenheit di Radio3 Rai, una trasposizione che Renata Palminiello (di cui ricordiamo la collaborazione con Thierry Salmon e il suo debutto alla regia nel 2013 con Maros-Gelo da Tre Sorelle di Čechov) firma per un’attrice sensibile e di grande temperamento come Valentina Sperlì. Ci si può assumere la responsabilità della morte di un uomo, dopo aver rifiutato quella della sua esistenza? È quanto accade a Lady Mora, la spregiudicata chiromante protagonista del racconto, quando, unica parente rimasta in vita, è chiamata a decidere il destino di un cugino entrato in coma. Anni prima, fuggì il suo amore. Oggi, lo abbandonerà di nuovo?
di Ben Norris, con Ilaria Martinelli e Elena Orsini, traduzione e regia Elena Orsini, un progetto a cura di Mario Scandale
AUTOPILOT
1, 2, 3 OTTOBRE ore 21
Autopilot è la storia di due ragazze che si incontrano sul lavoro, fanno amicizia e poi si innamorano. La cronologia degli eventi della loro relazione, dal suo inizio alla sua fine è raccontata in ordine sparso, permettendo allo spettatore di avere un livello di informazione più alto rispetto ai personaggi, e quindi di leggere in maniera diversa le loro azioni e le loro parole. Il testo mette in campo questioni insanabili come la differenza di classe, ma anche domande etiche legate all’intelligenza artificiale, nello specifico alle automobili a guida autonoma. “Chi salvare?” in caso di incidente inevitabilmente fatale; secondo quali criteri programmare la decisionalità dell’automobile? Non c’è veramente una risposta giusta. “Autopilot é una metafora che ci parla di incertezza: basta una riga di codice per influenzare il comportamento di un veicolo così come basta una decisione sbagliata per determinare come andranno le nostre vite. Credo nell’importanza di parlare di questa incertezza, che pervade la nostra generazione e ci coinvolge tutti.” (Mario Scandale)
testo di Pietro Babina, musica di Alberto Fiori, con Serena Abrami, Pietro Babina, Alberto Fiori
SOLE & BALENO - UNA FAVOLA ANARCHICA
opera originale di teatro musicale
realizzata con il contributo del comune di bologna
8, 9, 10 OTTOBRE ore 21
Il progetto Sole e Baleno prevede la scrittura originale di un’opera di teatro musicale per voci recitanti e un musicista. La struttura riprende quella dell’Opera da tre soldi di Bertolt Brecht e Kurt Weill ed è pensata in una versione prevalentemente sonora e una messa in scena ridotta ai minimi termini. L’intera opera è pensata per essere eseguita da solo due attori che ricoprano tutti i ruoli (facendo le diverse voci dei personaggi, con l’ausilio di effetti per il trattamento della voce) e da un solo musicista per l’esecuzione della partitura musicale. La musica, eseguita dal vivo, è concepita per strumenti e dispositivi elettronici.
Il testo si ispira ad una storia realmente accaduta in Italia negli anni novanta del ‘900, quella di Sole, una giovanissima ragazza argentina, e di Baleno, un giovane anarchico italiano. Due giovani uniti da un amore assoluto, dal loro idealismo e dal volontà di combattere per un mondo più giusto.
Il due volte “premio Ubu” Pietro Babina porta per la prima volta a Roma questo nuovo lavoro che ha avuto più di tre anni di gestazione, un’opera inedita di teatro musicale vicino al teatro di narrazione, quasi un podcast dal vivo… insomma non etichettabile, sicuramente anticonvenzionale.
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