PERCHÉ LO FACCIO

In un momento di crisi economica che tocca tutti i settori produttivi del nostro paese e che per quanto riguarda il nostro si può toccare con mano ogni giorno, ed in maniera sempre più preoccupante, io Umberto Orsini, ho deciso di fondare una compagnia teatrale andando apparentemente in controtendenza. Sappiamo che dai momenti di crisi può nascere una spinta verso il nuovo, un desiderio che ci porti fuori dal tunnel e vedere finalmente la luce. Io credo che questo possa succedere.

Le mie proposte non avranno niente di rivoluzionario o di inedito lo premetto. Si concentreranno soprattutto su un elemento fondamentale: il profondo desiderio di aggregare al mio nome una serie di persone con le quali ho già lavorato o con le quali avrei sempre voluto lavorare e trasmettere loro tutta la mia passione, la mia esperienza e il persistente desiderio di ricerca e di qualità che ha guidato la mia vita artistica attraverso una seria preparazione professionale. Vengo da lontano, vengo dalla Compagnia dei Giovani, da Visconti, da Zeffirelli, da Lavia, da Ronconi, da Castri fino ad arrivare a registi più giovani come Andrea De Rosa, Pietro Babina, Alessandro Serra, Luca Micheletti.Per diciotto anni, fino al 2000, sono stato direttore artistico del più importante Teatro Privato di Roma e parlo dell’Eliseo e per dodici anni ho avuto presso un Teatro Pubblico come l’ ERT il ruolo di direttore artistico della Compagnia che faceva capo alla mia persona. Mi sembra di essere stato capace di riassumere in poche righe il mio passato. Per quanto riguarda il mio futuro amerei parlarne più diffusamente ma non genericamente. Al momento la mia Compagnia ha tre testi sui quali basa la propria attività principale e sono: “I ragazzi Irresistibili” di Neil Simon, diretto da Massimo Popolizio, in cui condivido la scena con Franco Branciaroli (amico di vecchia data e grande attore) e altri quattro giovani e talentuosi attori : lo spettacolo è al secondo anno di tournée e sta riscuotendo un enorme successo da nord a sud nei maggiori teatri italiani; “Ritorno a casa” di Harold Pinter, diretto da Massimo Popolizio, spettacolo che ho deciso di produrre con la mia compagnia insieme al Teatro di Roma e e al Piccolo Teatro di Milano e che debutterà il 7 maggio ’25 al Teatro Argentina e poi sarà in tournée nella stagione ‘25/26; e ancora “Prima del Temporale” scritto da Massimo Popolizio e da me, diretto da Popolizio, lavoro che mi vedrà ancora in scena e che mi darà la possibilità di ripercorrere alcuni momenti della mia carriera. In scena con me ci sarà Flavio Francucci e una giovane attrice: lo spettacolo è in fase di allestimento e debutterà al festival di Spoleto a giugno ’25 prima di partire per una lunga tournée nella stagione ‘25/’26.

Parallelamente a tutto questo la mia Compagnia continuerà a produrre, sostenere e circuitare i nuovi e vecchi lavori di artisti come Leonardo Capuano, Valentina Sperlì, Pietro Babina in quanto in linea con il mio, nostro credo artistico e umano.

Dall’estate del 2024, inoltre, ho firmato la direzione artistica della prima edizione de “Le voci del presente – piccolo festival di drammaturgia contemporanea”, realizzato in collaborazione con il Teatro Le Maschere. Con questo festival è mio intento da una parte dare spazio a nuove compagnie emergenti under 35 che indagano nuovi linguaggi e che sono mossi dalla voglia di fare teatro di qualità e dall’altra far tornare sulla scena romana artisti di fama nazionale: questa sinergia tra “nuovi talenti” e teatranti più esperti, ne sono convinto, sarà stimolante non solo per noi ma anche per il nostro pubblico.

Tutto questo lavoro, che non sarà di semplice rapporto tra scritturati e scritturante, ma di collaborazione artigianale e di progetto a lungo termine fra me e i miei collaboratori, dovrebbe creare quel terreno fertile sul quale la mia esperienza ( e la conoscenza dei molti errori di gestione che i miei rapporti coi Teatri Pubblici mi hanno reso evidenti e che non vorrei ripetere… personale in eccedenza… investimenti che arrivano nei migliore dei casi al 40% delle risorse da destinarsi a quello che si vede e si sente in scena… e potrei continuare) dovrebbe portare quei frutti utili per far vivere a questa Compagnia un’esperienza che si allontani dalla “routine” e che si avvicini a qualcosa che assomigli di più ai nostri piccoli sogni, se siamo ancora capaci di averne. Utopia? Forse. Rischio? Molto personale. Scopo di tutto questo? La libertà di sentirsi fuori dagli schemi ma dentro un sistema distributivo senza il quale i talenti giovani che stanno con me non avrebbero

visibilità. Ho attinto tanto da tutti quelli che mi hanno preceduto e vorrei lasciare questa eredità a quanti camminano con me ora e cammineranno un giorno senza di me ma carichi, come lo saranno, di una conoscenza che viene da molto lontano e che io mi sento felice di trasmettere. La crisi la si combatte con la qualità e l’arrogante consapevolezza di fare un mestiere bello e utile.

Umberto Orsini