LE VOCI DEL PRESENTE 2025

MACELLO

Testo, Ivano Ferrari Drammaturgia, Pietro Babina Regia, Pietro Babina In scena (voce e suono): Pietro Babina | Produzione Mesmer

Lo spettacolo si ispira alla collezione di poesie omonima di Ivano Ferrari. Ferrari, giovane lavoratore nel macello comunale di Mantova, trae da questo contesto una poesia che ribalta l’idea cristallizzata di “poetico”. Lo spettacolo fa riflettere sulla crudeltà verso gli animali, spesso identica a quella riservata agli umani discriminati, frutto di pregiudizio e della presunzione di superiorità. Questo meccanismo non è mai sopito, ma sempre pronto al risveglio. Non vi saranno mai diritti universali se non includeranno tutti gli esseri viventi che condividono il pianeta con noi.

Teatro Tor Bella Monaca - Sala Piccola martedì 28 e mercoledì 29 ottobre ore 21

Martedì 28 ottobre a seguire DIALOGHI AL PRESENTE Incontro con la compagnia e Laura Budriesi, docente DAMS Teatro, attivista e divulgatrice LAV Lega Antivivisezione.

Questo lavoro prende ispirazione dalla collezione di poesie omonima del poeta Ivano Ferrari, pubblicata da Einaudi nel 2014.
Ferrari ha lavorato per anni in giovane età nel macello comunale di Mantova e durante quel periodo, per sopravvivere, ha tratto ispirazione da quel contesto. Il risultato è una poesia che ribalta radicalmente l’idea cristallizzata di “poetico”, mostrando come la pratica della poesia possa attraversare anche luoghi e immaginari terrificanti come quello del continuo prodursi di morte violenta e di come questo possa divenire, potenziale e potente paesaggio di riferimento per un poeta.
La mia scelta iniziale, di lavorare su questo materiale, si iscriveva in un percorso sulla memoria dei campi di sterminio nazisti e sull’eterna domanda, di come degli uomini, a noi in tutto simili, abbiano potuto compiere una tale mostruosità. Leggendo Macello ho immediatamente ravvisato, non solo un’analogia nella produzione meccanica di morte, ma ancora più inquietante, la sensazione che questi luoghi, nel cuore delle nostre città, siano luoghi in cui si mantiene ardente, come brace sotto le ceneri, un’attitudine allo sterminio, che siano luoghi in cui il concetto di sterminio persiste come possibile normalità e che le nostre società, sono organismi al cui interno, pulsa anche questo: uno sterminio continuo al momento rivolto verso il diverso in quanto animale (cosa a mio parere non meno grave), e che potrebbe da un momento all’atro mutare il suo soggetto di riferimento. Nel procedere in questo viaggio, ho sviluppato sempre più fortemente un’attenzione verso come la crudeltà e la sofferenza riservata agli animali, sia in tutto identica a quella riservata agli umani discriminati. Tutto passa attraverso un pregiudizio più o meno raffinato, ma fortemente radicato nella nostra (in quanto homini sapiens) specie. La presunzione di essere detentori di alcune caratteristiche metafisiche che ci consentono di prevalere anche crudelmente su altri esseri viventi una volta classificati di specie diversa (ovviamente inferiore). Questo meccanismo pregiudiziale non è mai sopito, a volte più circoscritto o ammansito, ma sempre pronto al risveglio quando il pregiudizio lo richiama ridefinendone la cornice, cosa che ahimè mi pare stia avvenendo in questi anni. Come alcuni dicono, non vi saranno mai diritti universali, se non verranno in essi compresi anche quelli di tutti gli esseri viventi che ci circondano che vivono assieme a noi su questo pianeta.

Questa “azione poetica” non è un reading di poesie, ma qualcosa di più articolato, qualcosa di più simile ad un concerto per voce sola (anche simbolicamente), una voce che tenta di restituire in modo assolutamente non documentaristico, quel magma ribollente, , infernale, scabroso e nascosto, che sgorga dalla pratica quotidiana della macellazione. La voce ha un accompagnamento visivo fatto di materiali concreti e incongrui, prodotti con mezzi analogici.

NOTE DI REGIA

Sono entrato in questo lavoro in solitudine, per una condizione coatta di solitudine che si è poi trasformata in una scelta di solitudine. È stato ed è, un essere alla deriva, un vagare nei flutti di un’esistenza che si fa di giorno in giorno più misteriosa. Questo ha aperto in me squarci nuovi, su sentimenti nuovi e disordinati, verso dimensioni più profonde. Ho l’impressione di camminare sulla carne viva, nel sottosuolo lavico, nelle falde acquifere, laddove esiste quel tipo di vita che è nascosto, che vive nel nascosto e collega tutte le forme viventi. Apprendendo le parole di Macello, sentivo di scendere piano piano, giorno dopo giorno, una piccola scala, una scala molto ripida, una scala che come un ago si conficcava nelle profondità del mondo, scendendo capivo che non sarei riemerso per lungo tempo. E non provavo e non provo, nessuna paura. Le parole di Macello sono divenute il mio mantra, il mio tema di meditazione, completamente private di quell’aspetto orrorifico che ha la loro apparenza. Ho cominciato a nuotarvi dentro come un pesce, un piccolo pesce solitario, ripeterle era come respirare, ho sviluppato brachie adatte, ho trovato un agio che mi proviene da uno stato profondo, che non ho parole per descrivere. Macello è nato come uno sputo in faccia ad un sistema che offende, come atto dimostrativo, poi queste volontà si sono disperse nel ritrovamento di un senso che trascende la vita quotidiana, il vivere sociale, il bisogno contingente. È cominciato un viaggio. E ora, da queste lontananze, invio la dove è invitato il mio ectoplasma, il mio fantasma, la proiezione di un me vociferante, un essere anfibio, primitivo, estinto.

INFO UTILI

Per raggiungere il Teatro Tor Bella Monaca: Metro C, Metro A e bus 20. Per informazioni e prenotazioni: Teatro Tor Bella Monaca Tel. 062010579 - WhatsApp 3920650683 - promozione@teatrotorbellamonaca.it www.compagniaorsini.it www.eventbrite.com