LE VOCI DEL PRESENTE 2025
RICORDATE CHE ERAVATE VIOLINI
Lo spettacolo è una vera e propria esplorazione teatrale della Passione di Cristo, rivisitata attraverso le parole di alcuni dei più grandi poeti del Novecento. Dalla disperazione alla speranza, dalla sofferenza alla resurrezione, lo spettacolo affronta uno dei temi più universali della spiritualità, ma lo fa con il linguaggio evocativo e potente dei poeti contemporanei. La musica, la parola e la recitazione daranno vita a un’opera che va oltre la tradizione religiosa, invitando il pubblico a riflettere sulla condizione umana, sul sacrificio, sulla redenzione.
Teatro Tor Bella Monaca - Sala Piccola giovedì 9 e venerdì 10 ottobre ore 21
Giovedì 9 ottobre a seguire DIALOGHI AL PRESENTE Incontro con la compagnia e don Gabriele Vecchione, responsabile d’Ufficio per l’Università del Vicariato di Roma
SINOSSI
«Ecco dove mi ha condotto questo sogno: aspettare in questo giardino una morte che mi fa paura».
Nelle parole dello scrittore Eric-Emmanuel Schmitt, un dubbio terribile coglie Gesù la sera del suo
arresto: è davvero colui che gli ebrei attendono e che i profeti hanno annunciato?
La solitudine di Cristo, in una notte senza stelle, è paradigma dell’umanità intera, che di fronte a eventi
terribili si sente abbandonata dal Padre: l’uomo è solo come Cristo nell’orto degli ulivi.
Il Figlio dell’Uomo sa che dovrà morire e, come in uno specchio, vede se stesso attraverso ciò che gli
scrittori, i poeti e i musicisti diranno di lui.
Pagine su pagine, note su note, una storia che attraversa la storia.
«Perfino gli olivi piangevano/quella Notte, e le pietre/erano più pallide e immobili/l’aria tremava tra
ramo e ramo/quella Notte»: una notte che disperde gli uomini, una notte che sfocia in un giorno di
morte. Il Figlio dell’uomo, «l’È, il Fu e il Sarà» di cui parla Borges, muore «sospeso a una croce».
Poi una grande pietra sigilla il sepolcro, e tutto sembra perduto. Ma una luce irrompe nelle tenebre,
una speranza che diviene certezza. «Addio crocifissione, in me non c’è mai stato niente: sono soltanto
un uomo risorto», scrive Alda Merini.
Gli uomini sono salvi, «oppressi ed esaltati dal male» prima, sono ora liberi, redenti, testimoni di
quell’amore gratuito che ha vinto la morte.
Come violini, «pronti a suonare le ragioni del mondo».
NOTE DI REGIA
Una scena spoglia, come fosse un mondo di cui si sono persi i contorni, in cui lo spazio e il tempo sono
sospesi. Solo uno specchio sul fondo, e tutt’intorno, pagine, libri e spartiti.
Mentre si ode il canto funebre degli ebrei, il Kaddish, nella penombra si intravede una figura,
accasciata a terra, coperta di fogli, segni di quella storia che da più di duemila anni viene raccontata
in tutti gli angoli del pianeta, in tutte le culture, in tutte le religioni: la storia di Gesù di Nazareth.
Sollevandosi, l’uomo si guarda allo specchio, vedendo in se stesso un crocifisso dalla tragica umanità,
dal volto duro e inquieto. Ché il volto di Cristo è da cercare negli specchi ove si riflettono i visi umani.
Da lì, è tutto un susseguirsi di testi, tra prosa e poesia, in cui si snodano gli ultimi momenti della vita
di Gesù – un uomo carne e sangue, umano fino al midollo – dalla solitudine del Getsemani, fino alla
crocifissione e infine alla resurrezione: un caleidoscopico intreccio tra divino e umano, tra assoluto e
contingente, tra eternità e temporalità, che si conclude con una luce iridescente che abbraccia il
mondo intero.
Il Gesù in scena è Gesù stesso, uomo tra gli uomini, ma è anche tutto ciò che diranno di lui. È colui
che racconta e, allo stesso tempo, il racconto stesso, fatto di tanti personaggi.
Una sorta di “autobiografia” del Verbo – che è passato, presente e futuro – scandita dalla musica, che,
come ha scritto Borges, è «misteriosa forma del tempo».
INFO UTILI
Per raggiungere il Teatro Tor Bella Monaca: Metro C, Metro A e bus 20. Per informazioni e prenotazioni: Teatro Tor Bella Monaca Tel. 062010579 - WhatsApp 3920650683 - promozione@teatrotorbellamonaca.it www.compagniaorsini.it www.eventbrite.com
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